Aggiornato al 4 febbraio 2026.
Il piano di tether fundraising da 15-20 miliardi di dollari è stato ridimensionato a circa 5 miliardi, secondo quanto riportato dal Financial Times il 4 febbraio 2026, dopo la resistenza degli investitori sulla valutazione proposta di 500 miliardi. Il CEO Paolo Ardoino ha risposto a Reuters definendo le cifre circolate in stampa una «misconception», ribadendo che Tether non ha bisogno di capitali esterni.
Tether fundraising: da $20 miliardi a $5 secondo il FT
Secondo il Financial Times, i consulenti di Tether avrebbero esplorato un’operazione da 15-20 miliardi di dollari che, alla valutazione proposta di circa 500 miliardi, avrebbe collocato l’emittente di USDT tra i privati più capitalizzati al mondo, accanto a SpaceX e ByteDance. Dopo i primi contatti con potenziali investitori, il target sarebbe calato a circa 5 miliardi: una riduzione del 75%.
La fonte principale del ridimensionamento è la resistenza degli investitori istituzionali, che hanno sollevato tre criticità concrete: la valutazione proposta difficile da giustificare rispetto ai comparabili, l’assenza di un audit indipendente completo delle riserve, e l’incertezza regolatoria negli USA dove non esiste ancora una legge federale sulle stablecoin.
Ardoino: «Se vendessimo zero, saremmo molto felici»
Il CEO ha risposto a Reuters il 4 febbraio: «Quel numero non è il nostro obiettivo. Se vendessimo zero, saremmo molto felici lo stesso». Ardoino ha contestato i paragoni di valutazione con le aziende del settore AI: «Se credete che una società AI valga 800 miliardi con un segno meno davanti ai profitti, fate pure — Tether fa 10 miliardi di profitto reale».
Un portavoce di Tether ha definito la copertura mediatica «amplificata da rumore e speculazioni inutili», precisando che qualsiasi discussione con investitori è guidata da «allineamento a lungo termine, non dall’urgenza di raccogliere il massimo possibile». Tether non avrebbe quindi alcun bisogno operativo di capitali esterni: insiders non intendono vendere quote e la cassa è solida.
Il nodo audit: l’ostacolo strutturale
Il punto più concreto sollevato dagli investitori riguarda la trasparenza delle riserve. Tether pubblica attestazioni trimestrali redatte da BDO Italia, ma non un audit nel senso tecnico del termine — cioè con verifica indipendente dei processi interni, della catena di custodia e delle controparti commerciali. S&P Global Ratings ha recentemente rivisto al ribasso il giudizio sulla qualità delle riserve, aumentando la pressione sul fronte della credibilità istituzionale.
La questione non è nuova, ma la scala raggiunta rende il tema più urgente. USDT supera oggi 185 miliardi di dollari in circolazione, con una quota di mercato che eccede il 70% sul totale delle stablecoin. Per un investitore istituzionale che deve giustificare l’operazione a propri LP o regolatori, un’attestazione trimestrale non è sufficiente.
I fondamentali di Tether
Tether ha chiuso il 2025 con un profitto stimato di circa 10 miliardi di dollari, in calo del 25% rispetto ai 13,7 miliardi del 2024, in parte per effetto della flessione di Bitcoin tra le attività di riserva. L’azienda è diventata uno dei principali acquirenti individuali di Treasury USA e oro a livello globale. Ardoino prevede che il profitto 2026 superi il livello 2025 e potenzialmente si riavvicini ai valori del 2024, anche grazie ai guadagni sulle riserve auree che nel 2025 avevano generato tra 8 e 10 miliardi.
USDT resta lo stablecoin dominante, davanti a USDC di Circle. La solidità operativa non è in discussione: il problema, per chi valuta un ingresso nel capitale, è che senza un audit certificato nessuna valutazione privata — per quanto ambiziosa — regge al vaglio del capitale istituzionale.
Cosa cambia per il mercato stablecoin
Un fundraising ridotto da 20 a 5 miliardi non altera la posizione operativa di Tether nel mercato. Ma la resistenza degli investitori istituzionali mette in luce una tensione strutturale: valutare un emittente di stablecoin come una tech company ad alta crescita richiede audit certificati, chiarezza normativa e governance trasparente — elementi che oggi mancano o sono parziali.
Il segnale più rilevante non è il numero, ma la qualità del feedback ricevuto. La vicenda del tether fundraising evidenzia che scala e profitti, da soli, non bastano per colmare il gap tra fondamentali operativi e fiducia istituzionale — e che la trasparenza verificabile resta la condizione necessaria e non ancora soddisfatta da Tether.
| Elemento | Dato |
|---|---|
| Target fundraising originale | $15-20 miliardi |
| Target rivisto | ~$5 miliardi (-75%) |
| Valutazione proposta | ~$500 miliardi |
| USDT in circolazione | $185+ miliardi |
| Quota mercato stablecoin | >70% |
| Profitto 2025 | ~$10 miliardi (-25% a/a) |
| Profitto 2024 | $13,7 miliardi |
| Fonte originale | Financial Times, 4 feb 2026 |



