Bitcoin ha messo a segno il rimbalzo più violento dell’anno: nelle ultime 24 ore il prezzo è balzato da meno di 63.000 dollari a quasi 69.000 dollari, guadagnando oltre il 7% in poche ore. Il movimento ha innescato un bitcoin short squeeze di proporzioni significative, bruciando oltre 400 milioni di dollari di posizioni ribassiste in un solo giorno.
Il rally, scattato nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2026, ha coinvolto l’intero ecosistema crypto: Ethereum, Solana, le principali altcoin e le azioni delle società esposte a Bitcoin hanno tutte registrato rialzi a doppia cifra. Dopo settimane di vendite e di capitolazione progressiva, il mercato ha mostrato i primi segnali di reazione tecnica.
Come funziona un bitcoin short squeeze e perché è stato così violento
Un bitcoin short squeeze si verifica quando un numero elevato di trader ha aperto posizioni ribassiste — scommettendo, cioè, su un ulteriore calo del prezzo. Quando il mercato inverte bruscamente, questi operatori sono costretti a ricoprirsi comprando Bitcoin per limitare le perdite. Gli acquisti forzati alimentano ulteriori rialzi, creando un effetto cascata che amplifica il movimento iniziale.
Nelle 24 ore del 26 febbraio, i dati di Coinglass mostrano liquidazioni forzate totali per circa 463 milioni di dollari: di questi, oltre 400 milioni erano posizioni short. Il prezzo ha toccato un massimo intraday di 69.869 dollari, il livello più alto dall’inizio del mese.
Il discorso di Trump come detonatore
Il timing del rimbalzo non è casuale. Il discorso sullo Stato dell’Unione del presidente Donald Trump, andato in onda nella serata del 25 febbraio, ha contenuto messaggi chiaramente positivi per i mercati: rallentamento dell’inflazione, tassi sui mutui ai minimi storici, e un tono ottimista sulla direzione dell’economia americana.
I mercati tradizionali hanno risposto con rialzi su Nasdaq e S&P 500. Nel mondo crypto, dove il sentiment era ai minimi da mesi, la reazione è stata ancora più marcata. L’indice Fear & Greed — che appena 24 ore prima segnava 11, livello di “paura estrema” — ha registrato un recupero significativo nel corso della giornata.
Gli ETF istituzionali hanno comprato il ribasso
A rafforzare la narrativa del recupero sono arrivati anche i dati sugli ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti. Martedì 25 febbraio, questi strumenti hanno registrato afflussi netti per 257,7 milioni di dollari: il dato giornaliero più alto dalla prima settimana di febbraio, in netta inversione rispetto alle settimane di deflussi che avevano caratterizzato il crollo.
Il segnale è importante: significa che gli investitori istituzionali — che operano prevalentemente attraverso gli ETF — hanno scelto di comprare durante la debolezza piuttosto che uscire dal mercato. Questo pattern di accumulo durante i ribassi è coerente con quanto già osservato nei flussi degli ETF spot Bitcoin a febbraio 2026.
L’effetto contagio su altcoin e azioni
Il bitcoin short squeeze non ha lasciato indietro il resto del mercato. Ethereum ha guadagnato tra il 6% e l’8%, Solana si è riportata in zona positiva dopo settimane di pressione, mentre Dogecoin e Cardano hanno segnato rialzi a doppia cifra. Sul mercato azionario americano, le società più esposte al settore hanno reagito con forza: Coinbase, Circle, Strategy e BitMine hanno tutte chiuso in verde in modo significativo.
Il contesto di lungo periodo: la caduta rimane profonda
Nonostante la giornata positiva, il quadro generale rimane difficile. Bitcoin è ancora in calo di oltre il 27% dall’inizio del 2026 e ha perso più del 50% rispetto ai massimi storici toccati nell’ottobre 2025. Febbraio si conferma come il peggior mese per Bitcoin dal 2022, con una perdita mensile superiore al 24%.
Chi segue i cicli storici riconosce in questo scenario la fase che Michael Saylor ha descritto come valle della disperazione bitcoin: un prolungato periodo di lateralizzazione dopo un crollo importante, che precede storicamente i grandi rimbalzi strutturali. La domanda aperta è se il rimbalzo di oggi segni l’inizio di quella fase o rimanga un episodio isolato in un mercato ancora fragile.
Cosa monitorare nelle prossime sessioni
Il livello tecnico più importante è la resistenza a 70.000 dollari: una chiusura settimanale sopra quella soglia cambierebbe il sentiment di breve e potrebbe attrarre nuovi acquirenti. Sotto, il supporto critico rimane nell’area 61.000-63.000 dollari, già testata più volte nelle settimane scorse.
Sul fronte macro, i prossimi dati sull’inflazione americana — attesi per la settimana entrante — potrebbero determinare la direzione dei mercati rischiosi, Bitcoin compreso. E i dazi commerciali annunciati dall’amministrazione Trump restano un elemento di incertezza di fondo che continua a pesare sulla correlazione tra Bitcoin e gli asset rischiosi tradizionali.



