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Impermanent loss: come funziona davvero nella DeFi

Ultimo aggiornamento: luglio 2026.

Impermanent loss significa perdita relativa che puo’ colpire chi fornisce liquidita’ a una pool DeFi rispetto al semplice possesso degli stessi asset fuori dalla pool. Non e’ una commissione visibile, non arriva come addebito separato e non sempre compare in modo chiaro nell’interfaccia. E’ il risultato del modo in cui una liquidity pool riequilibra automaticamente gli asset quando i prezzi cambiano.

Per capire l’impermanent loss bisogna partire dalle liquidity pool e dal funzionamento della DeFi. Quando depositi due asset in una pool, non stai solo aspettando fee: stai diventando market maker on-chain. Il rendimento potenziale nasce dagli scambi degli utenti, ma il rischio nasce dal movimento relativo dei prezzi.

Impermanent loss: definizione pratica

L’impermanent loss misura quanto avresti in meno fornendo liquidita’ rispetto a quanto avresti avuto tenendo semplicemente gli asset nel wallet. Se depositi token A e token B in una pool, la pool modifica la quantita’ relativa dei due asset man mano che gli utenti fanno swap. Se il prezzo di A sale rispetto a B, la pool tendera’ ad avere meno A e piu’ B.

Questo non significa che il valore assoluto della posizione debba per forza scendere. Puoi anche essere in profitto in dollari. Il punto e’ relativo: potresti avere meno valore rispetto alla strategia alternativa di non depositare nella pool. Per questo l’impermanent loss e’ spesso sottovalutato: non sempre appare come perdita secca, ma come rendimento mancato.

Il termine impermanent nasce dal fatto che la perdita puo’ ridursi se il prezzo relativo torna vicino al punto di partenza. Ma diventa concreta quando esci dalla pool. Se ritiri mentre i prezzi sono cambiati molto, ricevi una composizione di asset diversa da quella iniziale e cristallizzi il risultato.

Esempio semplice senza formule inutili

Immagina di depositare in una pool due asset per valore uguale: meta’ token A e meta’ stablecoin. Se token A sale molto, altri utenti e arbitraggisti interagiscono con la pool finche’ il prezzo interno si riallinea al mercato. Durante questo processo, la pool vende progressivamente parte del token che sta salendo in cambio dell’altro asset.

Alla fine potresti ritirare piu’ stablecoin e meno token A. In valore assoluto potresti comunque avere guadagnato, ma meno di quanto avresti guadagnato tenendo token A e stablecoin separati. Questa differenza e’ l’impermanent loss. Le fee incassate dalla pool possono compensarla, ma non e’ garantito.

Il rischio cresce quando il prezzo relativo tra i due asset si muove molto. Una coppia molto volatile puo’ generare fee alte, ma anche impermanent loss elevato. Una coppia piu’ stabile puo’ ridurre questo rischio, ma introduce altri problemi: rischio stablecoin, rischio di depeg, liquidita’ di uscita e sostenibilita’ del rendimento.

Quando l’impermanent loss pesa di piu’

L’impermanent loss pesa di piu’ nelle pool con asset poco correlati. Se un token sale o scende molto rispetto all’altro, la pool ribilancia e cambia l’esposizione del provider. Piu’ il movimento e’ forte, piu’ la differenza rispetto al semplice holding puo’ diventare significativa.

Pesa anche quando il rendimento da fee e’ basso rispetto alla volatilita’. Una pool puo’ mostrare APY interessante per qualche giorno, ma se il volume reale e’ scarso e il prezzo degli asset si muove molto, le fee possono non bastare. Guardare solo il rendimento stimato e’ uno degli errori piu’ comuni.

Le pool concentrate aggiungono complessita’. Se la liquidita’ viene fornita solo in un intervallo di prezzo, la posizione puo’ uscire dal range e smettere di guadagnare fee. In alcuni casi il provider finisce esposto quasi solo a uno dei due asset. Questo puo’ aumentare efficienza del capitale, ma richiede piu’ monitoraggio.

Stablecoin e rischio depeg

Molti utenti pensano che le pool stablecoin eliminino l’impermanent loss. In parte e’ vero: se due stablecoin restano davvero vicine al peg, il movimento relativo e’ basso. Ma il rischio non sparisce, cambia forma. Diventa rischio di depeg, controparte, rete e liquidita’. Per questo conta anche la rete stablecoin usata.

Il caso depeg MIM spiega il problema. Se una stablecoin perde fiducia, la pool tende a riempirsi dell’asset piu’ debole mentre gli utenti cercano di uscire con quello piu’ forte. Chi resta dentro puo’ ritrovarsi con una quota crescente dell’asset che il mercato sta scaricando.

In una pool stablecoin l’impermanent loss classico puo’ sembrare basso, ma il rischio di evento estremo puo’ essere alto. La domanda non e’ solo se le due stablecoin valgono oggi un dollaro. E’ anche come sono garantite, dove sono liquide, se possono essere bloccate, quale bridge usano e quanto e’ profondo il mercato secondario.

Come valutare se le fee compensano il rischio

FattoreDomandaRischio
Volume realeLe fee vengono da scambi veri?APY gonfiato da incentivi
Volatilita’Gli asset si muovono insieme?Impermanent loss elevato
Liquidita’Si puo’ uscire senza slippage?Uscita costosa
IncentiviQuanto yield e’ temporaneo?Rendimento non sostenibile
AssetSono nativi, bridged o fragili?Depeg o rischio bridge

Una pool puo’ avere senso se le fee sono ricorrenti, il volume e’ reale, gli asset sono liquidi e il provider accetta il rischio di prezzo relativo. Se invece il rendimento dipende quasi solo da incentivi temporanei, la posizione e’ piu’ simile a una scommessa su emissioni e timing di uscita.

La valutazione deve essere fatta al netto dei costi. Gas fee, spread, slippage, eventuali bridge, tasse e tempo operativo riducono il rendimento effettivo. Una strategia che sembra positiva in dashboard puo’ essere molto meno interessante quando si considera il costo di entrare, ribilanciare e uscire.

Errori comuni sull’impermanent loss

Il primo errore e’ pensare che le fee vincano sempre. Non e’ cosi’. Le fee possono compensare l’impermanent loss quando il volume e’ alto e il movimento relativo resta gestibile. Ma se un asset esplode o crolla, la perdita relativa puo’ superare le commissioni incassate.

Il secondo errore e’ guardare solo il TVL. Una pool grande non e’ automaticamente sicura o redditizia. Conta il rapporto tra liquidita’, volume, fee, profondita’ e rischio degli asset. Una pool molto grande ma poco usata puo’ produrre fee deboli; una pool piccola puo’ essere troppo instabile per ordini normali.

Il terzo errore e’ non decidere prima quando uscire. Se entri in una pool senza sapere quale movimento di prezzo, depeg o calo di volume ti farebbe chiudere la posizione, rischi di restare dentro solo per inerzia. La DeFi premia la disciplina piu’ della speranza.

Checklist prima di accettare impermanent loss

Prima di fornire liquidita’, chiediti: capisco entrambi gli asset? Sono disposto ad avere piu’ dell’asset debole se il mercato si muove? Le fee vengono da volume reale? Gli incentivi sono temporanei? La pool e’ su una rete liquida? Posso uscire senza slippage eccessivo? Ho definito una dimensione massima della posizione?

La risposta non deve essere sempre no. Le liquidity pool possono essere utili e redditizie per chi comprende il rischio. Ma l’impermanent loss va trattato come costo potenziale del fare market making on-chain. Se non riesci a stimarlo o almeno a descriverlo, la posizione e’ probabilmente troppo complessa.

Come leggere una posizione gia’ aperta

Una volta entrati in una pool, il controllo non dovrebbe limitarsi all’APY indicato dal protocollo. Bisogna confrontare il valore attuale della posizione con uno scenario semplice: quanto avrei oggi se avessi tenuto gli stessi asset fuori dalla pool? Questo confronto non e’ perfetto, ma aiuta a separare il guadagno di mercato dalle fee e dalla perdita relativa.

Il secondo dato da guardare e’ la composizione della posizione. Se la quota dell’asset piu’ volatile e’ scesa molto, significa che la pool ha gia’ ribilanciato contro il movimento del prezzo. Se invece la posizione e’ diventata quasi tutta nell’asset debole, il rischio non e’ piu’ solo impermanent loss: e’ esposizione concentrata a un asset che il mercato sta vendendo.

Il terzo controllo riguarda il volume. Fee alte in una giornata isolata non bastano. Serve capire se gli scambi sono ricorrenti, se il pool fee tier e’ competitivo e se la profondita’ della pool attira davvero ordine. Senza volume, il provider resta esposto al rischio di prezzo ma incassa poco per compensarlo.

Quando evitare una pool anche se l’APY sembra alto

Una pool va evitata quando non e’ chiaro da dove arrivi il rendimento. Se l’APY dipende quasi solo da token incentive appena emessi, il rendimento puo’ scendere appena gli incentivi vengono ridotti o appena i partecipanti vendono il token premio. In quel caso l’APY non misura solo fee: misura anche rischio di emissione, liquidita’ e pressione di vendita.

Un’altra situazione delicata e’ la pool tra token appena lanciati o asset con mercato sottile. Il prezzo puo’ muoversi molto, gli spread possono essere ampi e l’uscita puo’ diventare costosa. L’impermanent loss in questi casi non e’ un dettaglio matematico, ma una parte centrale del rischio assunto.

Infine, attenzione alle pool su bridge o network poco liquidi. Se per uscire devi passare da una rete congestionata, da un bridge lento o da mercati secondari deboli, il rendimento teorico puo’ sparire nei costi operativi. La DeFi non premia solo chi trova l’APY piu’ alto, ma chi capisce dove il rischio e’ nascosto.

Takeaway operativo

L’impermanent loss non rende automaticamente sbagliata una strategia DeFi. Rende pero’ sbagliato guardare una pool come se fosse un conto deposito. Fornire liquidita’ significa accettare un ruolo attivo: si offre profondita’ al mercato, si incassano fee e si assorbe parte del rischio di prezzo relativo.

La regola pratica e’ semplice: una pool va valutata come un trade strutturato, non come un rendimento passivo. Prima si capiscono asset, range, fee, volume, incentivi e uscita; solo dopo si guarda l’APY. Se questa analisi non e’ possibile, il rendimento promesso non e’ abbastanza trasparente per giustificare il rischio.

Fonti e documentazione

Per approfondire conviene partire dalla documentazione primaria su DeFi, smart contract e token standard.